Descrizione
Non c’è dubbio che, tra i tanti mondi che abbiamo perduto, quelli del passato sono i più inafferrabili, così vicini nella memoria eppure irraggiungibili. L’isolamento dei tepui, gli straordinari ecosistemi dell’altopiano della Guyana, dal trascorrere del “nostro” tempo è tanto seducente quanto inquietante, ma il sopravvivere in esse di lontane forme di vita che si evolvono autonomamente deve aver colpito la fantasia di Policastro come il segno che, se qualcosa sopravvive dai tempi arcaici, non è possibile impadronirsene come di una città assediata ma è soltanto come atto creativo che è possibile rievocarlo.
Tepui perciò non è un titolo evocativo, ritengo, ma l’indicazione che quel che contiene il libro, è, pagina dopo pagina, un cammino verso il recupero paziente e sceverante di modelli iconici che aspirano a recuperare una figuratività arcaica e al tempo stesso contemporanea, nella cui acuminata essenzialità si riaffaccia una visione del mondo in grado di restituire un senso compiuto all’intrecciarsi di fatti, emozioni e giudizi.

Felix Policastro. E’ uno dei pochi eretici dell’arte contemporanea. Un segno che non risponde a nessun dettato scolastico una ricerca dell’assonanza del colore che rinnega ogni regola un senza scuola, un gigante quando crea ma che si fa beffa del mercato quando tentano di metterlo sotto contratto. Mordace e irriverente, la sua logica è sull’amaca dove lascia i suoi mille cervelli per tornare subito o mai più. I suoi rimbalzi estetici vivono abbracciando l’infinito. Nessuno è lento come lui nell’autostima, nessuno esplora la luce come la sua mano vorace. Non ci sono cataloghi o luoghi o musei che possano raccontare i suoi mondi ma solo valige dove piegare il suo destino di artista irriverente. Chi lo cerca non lo incontra, chi si perde nell’anima di un ciliegio nel volo di un uccello diamantino o nel balzo di una tigre forse coglie il lampo della sua arte senza tempo e spazio, specchio di un universo che mai si arrende. (Gherard Kneipp)






